Inquadrami
Catalogue orchestra
for: piano and symphonic orchestra
detailed instrumentation: solo piano, 3.3.3.3./4.3.3.1./perc. I.II.III.IV./ 2 harps, cymbalom and strings (14.12.10.8.6.)
duration: 14'
commission: OSN RAI Orchestra (RAI National Symphonic Orchestra)
first performance: 26.10.06, Torino, Auditorium RAI, Symphonic Season 2006-07, Jenny Lin (piano), OSN RAI Orchestra, Lothar Zagrosek (conductor)
publisher: Edizioni Suvini Zerboni
catalogue number: S. 12874 Z.
Score extracts
Audio extracts
Introduction
Il titolo della composizione, “Irrene Stimme” nasce da un volontario errore ortografico in tedesco, una specie di gioco di parole tra “innere” (interno) e “irre” (folle, falso, errato), ma anche “irren” (errare, perdere la strada). “Irrene Stimme”, dunque, non esiste in tedesco; semmai esistono le “Irrende Stimmen”, voci che si perdono. Il titolo nasce anagrammando quasi perfettamente “Innere Stimme” (“voce interna” - Schumann…) e suscita una serie di possibili assonanze di significato. Infatti “irre” significa sì matto, folle, ma anche “sbagliato” e, come si diceva, anche “sich irren”, cioè errare, nel senso molteplice di sbagliare (strada), perdersi (“sich verirren”) e vagabondare senza meta. L’assonanza può essere estesa anche a “irden”, fatto di terra, e a “Irrgarten”, labirinto.

La presenza del solista impone automaticamente alla composizione la necessità di un dialogo tra ciò che è per definizione principale e ciò che si costringe a essere secondario. Secondario non vuole dire di minore importanza o di trascurabile peso percettivo. Al contrario, il rapporto tra strumento solista e compagine “accompagnatrice” può diventare l’occasione di mille incontri, con valenze e significati diversi, e moltiplicare polifonicamente le gerarchie istituite dalla forma concerto. Già nel mio primo pezzo per pianoforte e orchestra, “Fantasia - invenzione a una voce”, avevo tentato di seguire questa strada: la scrittura del pianoforte è virtualmente (e paradossalmente) monodica, essendo le altre voci, suscitate dalla voce del pianoforte, affidate agli strumenti dell’orchestra.

La scrittura e il ruolo solistico affidato al pianoforte in Irrene Stimme è apparentemente più tradizionale rispetto a quelli affidati al pianoforte di Fantasia. Ma ciò che ho voluto fare è stato, ancora una volta, scomporre, moltiplicare e piegare in una forma diversamente armonica i rapporti di subordinazione tra la voce del solista e quella degli altri strumenti, a loro volta aggregati gerarchicamente in maniera continuamente variabile.

La voce affermativa del pianoforte all’inizio conferma i ruoli e le aspettative. La voce proiettata esternamente è solidamente guidata da una voce interna che vuole affermare la sua volontà espressiva accettando le convenzioni del concerto. In questo sta l’aspetto tradizionale di questo pezzo. Ma poi la voce del pianoforte si fa sempre più lamento e poi ancora caduta tumultuosa; la voce interna vuole emergere, non più essere conforme alle convenzioni e soggetta al rispetto delle gerarchie, non più capace di guidare il discorso su questa unica strada. Diventa tante voci interne, in cui la voce principale, quella esterna del pianoforte, finisce per perdersi; e le strade da percorrere diventano tante, e nessuna è maestra. Il solista, insomma, conduce l’orchestra a errare, e la lettera R, emblema della perdita e della possibilità del trovare, diventa l’orchestra stessa, come se il compito dell’orchestra fosse quello di tradurre onomatopeicamente la condizione dell’erranza.

Mentre la voce principale da grave si fa lamento, e poi vortice, spirale discendente, lo strumento che la incarna, il pianoforte, è assalito da “innere Stimmen” che diventano sempre più “irre”, si estendono all’orchestra e alla fine lo “mangiano” letteralmente. Unici momenti di sospensione di questo processo moltiplicativo e degenerativo al tempo stesso sono quelli giocati tra il pianoforte e i suoi due “alter-ego-sosia”: la sua prima eco incarnata dal Cimbalom e la seconda, più evanescente, dal Trinidad Steel Drum. “Innere Stimmen” dell’orchestra sono invece la massa degli archi che suonano in più punti tutti con una sordina di metallo, producendo un suono lontanissimo, colmo di suoni parassiti.

Questa composizione è nel suo complesso una rapsodia, e la denominazione di “inizio di partita” sta a significare che il primo movimento di una composizione in più parti - una “Partita”, appunto, assalito dalle “innere Stimmen”, ha preso talmente spazio da diventare l’intero concerto.
 
Stefano Gervasoni, September 06
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