Inquadrami
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Multichannel time-evolving sound installation
text by: Giacomo Leopardi, Lorenzo Calogero, Bartolo Cattafi, Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli
duration: 30'
commission: Istituto Italiano di Cultura - Paris
first performance: 26.5.16, Paris, Istituto Italiano di Cultura, Hôtel de Galliffet, opening of "Viale dei canti" by Giuseppe Caccavale, Marco Liuni, Alvise Vidolin (live electronics)
publisher: Edizioni Suvini Zerboni
catalogue number: S. 15135 Z.
for “Il viale dei canti” by Giuseppe Caccavale, Italian Cultural Institute in Paris.
Marco Liuni, computer music designer.
 
Introduction
Giuseppe Caccavale mi ha coinvolto nel suo progetto per il “Viale dei canti”. Ci conosciamo da poco - il nostro incontro è avvenuto proprio all’istituto italiano di cultura di Parigi, in occasione di un concerto con la mia musica. Ma fin da subito, al primo scambio di parole è nata tra di noi un’intesa artistica che ora si approfondisce sempre più, mano a mano che la progettazione del muro prosegue.
Entrambi basiamo il nostro lavoro sulla poesia e sull’esplorazione della sua essenza materiale e immateriale, sul suo doversi incarnare in lettere e silenziose parole per risuonare nella mente e riempirla di significato. Così ci siamo trovati a condividere un cammino.
 
La poesia che ispira il lavoro di Giuseppe e diventa materia nel quale i caratteri tipografici si stagliano e si secretano si fa, per me, compositore, sostanza sonora. Il ponte della poesia ci lega, ma la materia nella quale la rendiamo “palpabile” differisce. Da qui l’idea di cercare un incontro tra le due materie, quella tangibile di Giuseppe, e quella, totalmente dematerializzata, del suono.
Il muro del “Viale dei canti”, i muri di Giuseppe Caccavale, sono intrisi di segreti e incisi di sapienza manipolatrice di materie: non possono non murmurer, gemere, parlare, respirare, risuonare dello sforzo con cui la parola si stacca dalla materia e la trascende diventando senso e pensiero plasmatore di nuova realtà. Oggi, mentre mi accingevo a redigere queste note, Giuseppe mi ha scritto: “La parola che con le sue mani scava nel silenzio e il gesto che con le sue mani scava nel vuoto. Suono e parola in cerca di materia per imprimere tracce indelebili e conservare il mistero del significare, del rifarsi senso e sempre diverso, ogni volta che la parola si incarna nella materia più diversa.”
 
Il muro del “Viale de canti” include dunque, invisibile, un dispositivo di diffusione del suono a sei canali indipendenti, che da voce a percorsi labirintici, sempre diversi, alle schegge di poesia dei testi che il muro offre allo sguardo silenzioso dei suoi “scrutatori”, ai rumori del cantiere (precedentemente registrati) che, con la cura e la finezza di un rito in cui si incontrano materie primarie e gesti precisi e preziosi, costituiscono la traccia sonora dei segni della poesia su di esso tracciati e alla interazione musicale delle due sorgenti: il mondo sonoro della parola e il mondo sonoro della manualità che con arte plasma e trasforma la materia.
Il mio “calco sonoro” (come Giuseppe ha voluto, giustamente, definirlo) è stato reso possibile dalla collaborazione espertissima di due amici che contribuiscono con la loro sapiente consulenza informatica e ingegneristica alla realizzazione del progetto: Alvise Vidolin (CSC, Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova; SaMPL, Sound and Music Processing Lab - Padova) e Marco Liuni (IRCAM, Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique - Parigi). Le voci che dicono le poesie del muro sono quelle di Monica Bacelli e dello stesso Giuseppe Caccavale. I rumori sono quelli prodotti durante l'allestimento del cantiere e la realizzazione dei lavori da parte di Giuseppe Caccavale e dei suoi collaboratori.
 
La materia, dunque. Che Giuseppe ed io, con attenzione e rispetto, vogliamo esplorare nei suoi aspetti più umili e elementari: fino alla polvere, come Giuseppe ama dire - sottintendendo il richiamo alla modestia, così contrario alla presunzione dell’artista “creatore”, del riferimento biblico. La materia che, nell’addensarsi/disfarsi delle sue minime particelle, nel combinarsi e ricombinarsi delle minime onde vibratorie dell’aria, è veicolo e filtro - resistenza! - all’espressione del senso. Come se, per il “Viale dei canti” di rue de Grenelle, le parole s’intagliassero nel muro e oltre al loro suono si ascoltasse il suono dello sforzo di farsi per loro presenza vera, tangibile, agibile.
 
Stefano Gervasoni
5.3.16
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